GAME
OVER
"Il sonno della ragione genera mostri"
Potrebbero, dico potrebbero, fare eccezione un paio di film italiani, unanimemente riconosciuti di ottimo livello, come Perfetti sconosciuti e Veloce come il vento, oltre ad un altro film intrigante e surreale come Dio esiste e vive a Bruxelles, la cui idea di partenza è folgorante (Dio è un essere umano in carne ed ossa, trasandato e cattivo, che gode nel far male all’umanità), ma il suo sviluppo nell’arco dell’intera durata del film un po’ troppo annacquato e inconcludente.
Anche in campo letterario le perle ultimamente scarseggiano. Sarò magari banale, ma mi sono goduto un mondo nel leggere ancora Dumas e le sue avventure in Vent’anni dopo; e forse ancor più banale a provare una certa emozione nel leggere Storia di una ladra di libri di Markus Zusak. Recentemente, l’unico autore ad avermi scatenato qualche brivido è stato Roald Dahl con i suoi racconti brevi, ora raccolti in un’unica voluminosa antologia (Tutti i racconti), di cui finora ho letto solo la prima parte Kiss, Kiss: piccoli capolavori di sottile cinismo surreale, per contrasto scritti con squisita grazia e leggerezza.
Anche la produzione televisiva degli ultimi mesi è stata deludente, complice forse la stagione estiva. E non mi riferisco certo a quella italiana, che non gode comunque, a mio giudizio, di nessuna considerazione. Nell’attesa della nuova stagione di grandi classici (House of cards, The walking dead, Person of interest, ecc…) sto apprezzando, finché dura, Narcos e Stranger Things.
Quello che resta di tutti gli ascolti dell’ultimo periodo è ben poca cosa: i Big Big Train con Folklore, un moderno e raffinato progressive; gli Snarky Puppy con Family dinner vol.2, lavoro intrigante e soprattutto molto coraggioso; gli Iamthemorning con Lighthouse, esempio di nuove sonorità fra sacro e profano; i norvegesi Pymlico, con il loro Meeting Point, energico prog strumentale molto contaminato.
Anche qui, sempre la solita storia. Ammirare un piccolo dipinto di Vermeer, "La casa gialla" di Van Gogh o il gigantesco Rembrant de "La ronda di notte" sgomitando e sbuffando attraverso un muro di cinesi urlanti che si fanno fotografare con la faccia da imbecilli non è il massimo dell'orgasmo artistico.
Il giovedì, come da previsioni del tempo, è la giornata più bella e quindi ci concediamo una gita fuori porta a Zaanse Schans, vecchio villaggio ristrutturato a scopo turistico, con mulini a vento, canali, barchette, mucche, pecore, formaggio, costumi tradizionali, ecc. Insomma, la solita messa in scena per turisti ebeti.
Hand.Cannot.Erase di Steven Wilson (ebbene sì, anch'io faccio parte del mucchio!), anche se non al livello del precedente The Raven...; Family Dinner N.1 e We like it here degli Snarky Puppy, Victim of your father's agony degli Arabs in Aspic, Skyline dei Barock Project, La notte anche di giorno de La Coscienza di Zeno.
Sto leggendo un romanzo di cappa e spada. Mi imbatto in Luigi XIII o nel cardinale Richelieu e voglio rinfrescare la mia memoria storica. Poco male. Metto in pausa il mio eBook, apro Wikipedia e cerco le notizie che mi interessano. Soddisfatta la curiosità, torno alla mia lettura.
Con l'età ho imparato ad apprezzare l'arte. Che bello leggere un romanzo ambientato nel secolo d'oro dell'arte fiamminga, ove, con dovizia di particolari, vengono descritti capolavori di cui abbiamo solo un vago ricordo. Come fare a capire la loro storia o le tecniche di pittura, senza poterli vedere? Nessun problema. Abbandoniamo per un attimo la lettura, apriamo un qualsiasi motore di ricerca e scarichiamo a tutto schermo le immagini dei quadri di nostro interesse, poi, di tanto in tanto, passiamo dal libro al quadro e viceversa.
Le facciate damascate dei palazzi fiamminghi si riflettono nel canale, con le loro torri, i loro merletti, le loro finestre incastonate. La luce del tramonto sfiora la torre dell'orologio e i profili a strapiombo dei tetti. Una moltitudine di ragazzi e ragazze a passeggio lungo i moli o seduti con le gambe a penzoloni sull'acqua chiacchiera, ride, scherza.
Dalle finestre a bovindo, cascate di fiori colorati sfiorano l'acqua del canale sottostante e accarezzano le barche di passaggio, le teste dei cigni e delle anatre.
Dietro l'angolo, quasi all'improvviso, parzialmente circondato e protetto dall'acqua, appare la mole imponente del Castello dei Conti di Fiandra, con la sua torre e le sue mura merlate che si riflettono nitide nel canale che lo avvolge su tre lati. È un tardo pomeriggio limpidissimo; il cielo azzurro e terso offre uno sfondo imperdibile alla classica foto da turista.