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martedì 8 ottobre 2013

Perle ai Porci

Ognuno tenta di compensare le brutture del mondo e le avversità della vita come può. La pura e semplice sopravvivenza, fisica o mentale che sia, sta diventando un obiettivo primario della nostra esistenza. Per chi, come me più fortunato e baciato dal destino, sopravvivere non significa procacciarsi quotidianamente il cibo, trovare un rifugio caldo o un abito pesante per l'inverno, evitare un proiettile o un colpo di machete, allora, forse, come dirà qualcuno più saggio, non si deve parlare di sopravvivenza a sproposito.
In parte è vero. Infatti questa non è la sede giusta per dibattere sui problemi del mondo.
Questo è un blog che tratta di cose piacevoli, musica, letteratura, cinema, viaggi ecc., forse semplicemente un ennesimo tentativo personale di compensazione, di sopravvivenza mentale. 
Ancora più vero. 

Ma quando la nostra mente è oberata dal peso di un mondo così inguardabile, quando ci rendiamo definitivamente conto che la libertà non esiste, di essere solo prigionieri, ostaggi sul lavoro, a scuola, a casa, in auto, in aeroporto, ovunque giriamo lo sguardo, ostaggi l'uno dell'altro in un micidiale ingranaggio stritola-cervelli, allora, anche se abbiamo la pancia piena e un letto caldo, cosa ci resta per non impazzire?

“Perché era evidente che ci avrebbero fottuti. Più ci riempivano la testa con il sociale, la democrazia, la libertà, i diritti dell’uomo e tutte le altre manfrine, più ci fottevano. Vero come due più due fa quattro.”
Jean-Claude Izzo. “Chourmo. Il cuore di Marsiglia."

Ecco perché scoprire ogni tanto un bel libro, un bel disco, un bel film, volare con la fantasia in un'altra realtà, farsi trasportare da un magico flusso di note è come una boccata d'aria pura nuotando nel mare in tempesta, un neurostimolatore per i nostri neuroni appassiti, una piccola luce tremolante in fondo al tunnel.
Ma per trovare bisogna cercare. Commettere errori, accumulare delusioni, imboccare vicoli ciechi, girare a vuoto...
Poi, quando meno te l'aspetti, ecco, ci troviamo per le mani un piccolo gioiello.

È la sensazione che ho provato al primo ascolto di "Rhythm, Chord & Melody" dei The Reign of Kindo. Lavoro datato 2008 di un affiatato gruppo di Buffalo (USA). Una strana copertina stile album di vinile anni '70 di ispirazione jazz e un impatto sonoro fra i più gradevoli e accattivanti io abbia ascoltato negli ultimi anni. Difficile definirne il genere; inseriti quasi d'ufficio nel filone pop-jazz alternativo, in realtà il gruppo dimostra una grande capacità, oltre che tecnica, di far convivere antiche armonie da big-band anni '40-'50 con improvvisi cambi di ritmo dal soul al latinoamericano e ariose digressioni in stile progressive, accompagnate da melodie vocali a tratti addirittura troppo orecchiabili.
Questo travolgente amalgama musicale regge alla grande per tutta la durata del disco, con pochissime e trascurabili cadute di livello.
I successivi lavori del gruppo, "This is what happens" del 2010 e il recentissimo "Play with Fire" confermano il grande valore della band, anche se forse comincia a trasparire una lieve perdita di freschezza e ispirazione.

A proposito di gioielli e perle rare, approfitto di questo post per rendere omaggio e inviare un personale e appassionato saluto a quello che voglio considerare ormai un vecchio amico: Peter Gabriel, che in questi giorni, alla bella età di 63 anni, è presente in Italia nell'unica data (perché?) del suo ultimo "Back to Front tour", al Forum di Milano. L'avrei visto e salutato volentieri di persona, ma sono troppo pigro e stanco per queste trasferte da giovane tifoso sfegatato. Mi accontento di qualche video su Youtube e, forse, di un futuro DVD, che comunque mai nel mio cuore potrà degnamente sostituire il "Secret world live" del 1994.




Ciao Peter.
 




martedì 12 febbraio 2013

Non è mai troppo tardi...

I miei pochi lettori non più giovanissimi ricorderanno certamente una famosa trasmissione didattica degli albori di mamma RAI: Non è mai troppo tardi. Un nebuloso e tremolante schermo in bianco e nero inquadrava il viso rassicurante del famoso maestro Manzi, che ogni giorno, dal 1960 al 1968, intratteneva, insegnando a leggere, scrivere e far di conto, centinaia di migliaia di adulti semianalfabeti che ancora popolavano l’Italia. Per allora, venivano utilizzate tecniche di insegnamento moderne, che oggi potremmo quasi definire “multimediali”, arricchite da filmati, supporti audio, disegni e illustrazioni. Il titolo della trasmissione, ottimista e beneaugurante, ricordo un po’ anacronistico di una lontanissima infanzia, mi serve da collegamento alle mie riflessioni letterarie di inizio anno.

Non è mai troppo tardi, quindi, per conoscere e apprezzare scrittori che, pur noti, non hanno mai stranamente fatto parte della mia lista di priorità. Tra questi, oggi voglio ricordare Jean-Claude Izzo.

Lo scrittore e giornalista marsigliese, morto prematuramente nel 2000, rappresenta una di quelle scoperte tardive, così soddisfacenti e gratificanti da farti subito dimenticare il rammarico per non averlo incontrato prima nel corso della tua lunga vita da lettore.
Schiettezza genuina e passione mediterranea trasudano dalle righe della sua famosa trilogia dedicata a Fabio Montale e alla sua città, Marsiglia (Casino totale, Chourmo e Solea). Le descrizioni dei vicoli della città vecchia, del porto, delle piazze, dei caratteristici locali dove assaporare un buon Pastis suggeriscono un amore profondo e radicato nel tempo per questi luoghi e per l'atmosfera multietnica che vi si respira, pur contaminata da mille olezzi spesso sgradevoli, comuni a tutti i grandi porti e le città di mare.
La rude morale pessimistica e disincantata del suo personaggio, Fabio Montale, figlio di immigrati italiani, poliziotto controcorrente ed emarginato a sua volta, e i suoi stretti rapporti con la gente comune, i piccoli delinquenti, i giovani emigrati, trasmettono una profonda umanità e una pietas quasi anacronistica, in netto contrasto con la crudeltà e la spietatezza dell'ambiente che lo circonda.
E nonostante tutto, ci troviamo di fronte a semplici romanzi cosiddetti Noir, trame gialle a tinte forti e fosche, cattivi molto cattivi e buoni poco di buono, poco raccomandabili già nell'aspetto e molto discutibili nel comportamento. Decisamente poco didascalici e iconografici, quasi una sorta di James Bond in versione Lino Banfi.



Per questo il Fabio Montale di Izzo è stato assimilato al Montalbano di Camilleri e al Charitos di Markaris. Uomini semplici più che sbirri, affacciati sul mediterraneo a diverse latitudini, ma accomunati dallo stesso afflato di umanitá e buoni sentimenti, duri e puri nel perseguire con onestà e coerenza il loro credo morale, più vittime che carnefici.

   


In fondo, proprio i poliziotti che vorremmo sempre vedere nella realtà e che vorremmo sempre incontrare nel momento del bisogno, ma che purtroppo esistono solo nella fantasia dei nostri scrittori preferiti.