Ognuno tenta di compensare le brutture del mondo e le avversità della vita come può. La pura e semplice sopravvivenza, fisica o mentale che sia, sta diventando un obiettivo primario della nostra esistenza. Per chi, come me più fortunato e baciato dal destino, sopravvivere non significa procacciarsi quotidianamente il cibo, trovare un rifugio caldo o un abito pesante per l'inverno, evitare un proiettile o un colpo di machete, allora, forse, come dirà qualcuno più saggio, non si deve parlare di sopravvivenza a sproposito.
In parte è vero. Infatti questa non è la sede giusta per dibattere sui problemi del mondo.
Questo è un blog che tratta di cose piacevoli, musica, letteratura, cinema, viaggi ecc., forse semplicemente un ennesimo tentativo personale di compensazione, di sopravvivenza mentale.
In parte è vero. Infatti questa non è la sede giusta per dibattere sui problemi del mondo.
Questo è un blog che tratta di cose piacevoli, musica, letteratura, cinema, viaggi ecc., forse semplicemente un ennesimo tentativo personale di compensazione, di sopravvivenza mentale.
Ancora più vero.
“Perché era evidente che ci avrebbero fottuti. Più ci riempivano la testa con il sociale, la democrazia, la libertà, i diritti dell’uomo e tutte le altre manfrine, più ci fottevano. Vero come due più due fa quattro.”
Jean-Claude Izzo. “Chourmo. Il cuore di Marsiglia."
Ecco perché scoprire ogni tanto un bel libro, un bel disco, un bel film, volare con la fantasia in un'altra realtà, farsi trasportare da un magico flusso di note è come una boccata d'aria pura nuotando nel mare in tempesta, un neurostimolatore per i nostri neuroni appassiti, una piccola luce tremolante in fondo al tunnel.
Ma per trovare bisogna cercare. Commettere errori, accumulare delusioni, imboccare vicoli ciechi, girare a vuoto...
Poi, quando meno te l'aspetti, ecco, ci troviamo per le mani un piccolo gioiello.
Ma per trovare bisogna cercare. Commettere errori, accumulare delusioni, imboccare vicoli ciechi, girare a vuoto...
Poi, quando meno te l'aspetti, ecco, ci troviamo per le mani un piccolo gioiello.
È la sensazione che ho provato al primo ascolto di "Rhythm, Chord & Melody" dei The Reign of Kindo. Lavoro datato 2008 di un affiatato gruppo di Buffalo (USA). Una strana copertina stile album di vinile anni '70 di ispirazione jazz e un impatto sonoro fra i più gradevoli e accattivanti io abbia ascoltato negli ultimi anni. Difficile definirne il genere; inseriti quasi d'ufficio nel filone pop-jazz alternativo, in realtà il gruppo dimostra una grande capacità, oltre che tecnica, di far convivere antiche armonie da big-band anni '40-'50 con improvvisi cambi di ritmo dal soul al latinoamericano e ariose digressioni in stile progressive, accompagnate da melodie vocali a tratti addirittura troppo orecchiabili.Questo travolgente amalgama musicale regge alla grande per tutta la durata del disco, con pochissime e trascurabili cadute di livello.
I successivi lavori del gruppo, "This is what happens" del 2010 e il recentissimo "Play with Fire" confermano il grande valore della band, anche se forse comincia a trasparire una lieve perdita di freschezza e ispirazione.
Ciao Peter.
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