Blog NEWS (13/05/17)

  • - The end of the game...
  • - Continua l'autunno: nuovo post.
  • - Nuove foto: autunno stagione magica!

sabato 1 marzo 2014

La Storia siamo noi...

Che io non nutra particolari simpatie per i bambini è ormai cosa ben nota a chi mi conosce. Anche se si rende necessaria una precisazione importante: quelli che non mi piacciono sono i bambini di oggi. 
Piccoli dittatorucoli onnipotenti e intoccabili, protetti da ogni bava di vento come preziose cristallerie, ai quali, ormai per regio decreto e divino comandamento psico-pedagogico, è vietato imporre qualsiasi regola o trasmettere qualsiasi norma educativa e di civile convivenza, sia che provenga dalla famiglia, dalla scuola o dallo stesso consesso civile. 
Già questi, nel loro complesso, pessimi maestri.
Ma, strano a dirsi, ultimamente ho conosciuto un bambinetto di pochi anni che mi ha entusiasmato.
Il suo nome è Useppe. Proprio così; una storpiatura infantile di Giuseppe che gli è rimasta appiccicata per tutta la via.
Un piccolo cucciolo d'uomo sfortunato, nato negli anni della guerra in una povera borgata romana, da una sprovveduta maestrina, vedova e psicolabile, frutto della violenza improvvisata e infantile di un soldato tedesco di passaggio. Un ometto a cui la natura, o per chi ci vuol credere, un Dio sadico e capriccioso, come per compensarlo inizialmente di tanta sfortuna e miseria, ha dato in dote un carattere meraviglioso, allegro, spensierato, giocoso, sempre ottimista e una intelligenza vivacissima, per poi punirlo di tale immeritata buona sorte privandolo di tutto questo, uccidendo l'amato fratello Ninuzzo e lasciandolo marchiato e condannato a breve vita da una grave malattia invalidante.
Unica compagna, amica, nume tutelare, la cagna Bella, rimastagli in eredità dopo la morte del fratello, con la quale intreccerà un rapporto speciale.

I primi, e unici, anni di vita di Useppe ci vengono magistralmente narrati da Elsa Morante nel suo famoso romanzo "La Storia". Le espressioni, gli ammiccamenti, i gesti, i dialoghi storpiati con cui la Morante tratteggia il personaggio di Useppe nel corso della lunga narrazione, la descrizione minuziosa e poetica delle sue scorribande con Bella attraverso la Roma del dopoguerra, il rapporto quasi sovrannaturale che si instaura fra il bimbo e il suo cane, rappresentano, a mio parere, uno dei maggiori vertici della letteratura italiana del '900.

Rivolgo il mio pensiero affettuoso a questo bambino splendido e sfortunato e davanti ai miei occhi scorre, come un vecchio film in bianco e nero alla moviola, la curva discendente percorsa da questa umanità negli ultimi decenni, ben visibile nella decadenza e involuzione civile e morale, nell'ingiustificata arroganza, nel cinismo sprezzante e nell'egoismo dei nostri figli, spesso ereditato dai padri ...




Abbiamo davvero bisogno di un'altra guerra apocalittica per rinascere?






sabato 15 febbraio 2014

VIVA LIVE!

Il fascino dell'incisione live non si è mai offuscato.
Fra le novità discografiche degli ultimi mesi devo segnalarne almeno quattro di altissimo livello, tratte da altrettanto memorabili concerti dal vivo di musicisti più o meno famosi.

  1. Discipline - This One's For England
  2. Anathema - Universal
  3. Jaga Jazzist - Live With Britten Sinfonia
  4. Steve Hackett - Genesis Revisited: Live At Hammersmith

I primi due gruppi sono grandi protagonisti del neo-progressive contemporaneo dai primi anni '90, con una discografia costellata da indiscussi capolavori, decisamente più corposa nel caso degli Anathema (in particolare, da Alternative 4 in poi) rispetto a quella più scarna, ma qualitativamente eccelsa (ascoltare in merito To Shatter All Accord...), dei Discipline.
Da segnalare che il lavoro degli Anathema, 2 CD + DVD, è un vero e proprio Concert Film, immortalato in una location spettacolare come l'Anfiteatro Romano di Filippopoli (oggi Plovdiv) in Bulgaria, durante il “Weather Systems Tour” del 2012.

Pochi conosceranno invece i Jaga Jazzist, una alternative jazz band norvegese, molto aperta alla sperimentazione e a contaminazioni elettroniche e pop-rock. In questo lavoro dal vivo, registrato nel settembre 2012 al Rockefeller di Oslo, si affiancano ad un affiatato ensemble orchestrale inglese di impostazione classica, I Britten Sinfonia. Il risultato di tale integrazione è senza dubbio affascinante.



L'ultimo nome della lista, “Last but not least”, non necessita certo di presentazioni.

Chitarrista storico e pilastro insostituibile dei Genesis dopo l'abbandono di Anthony Phillips, Steve Hackett, nella sua lunghissima carriera e sterminata discografia ha dato prova di doti tecniche e compositive eccelse. In più riprese si è cimentato nel riprendere e riarrangiare il materiale storico dei Genesis, a cui è rimasto molto legato, almeno quello inciso fino alla sua dipartita nel 1977, dopo il doppio dal vivo Seconds Out (altro capolavoro!).
Genesis Revisited I (1996) e II (2012) hanno avuto la loro magica consacrazione dal vivo in questo stupendo Live At Hammersmith, venduto in cofanetto comprendente tre CD e due DVD, uno dei quali dedicato alla registrazione dell'intero concerto tenuto il 10 maggio 2013 nel famoso teatro londinese; oltre 2 ore e 40 di grande musica.







sabato 1 febbraio 2014

Se solo bastasse una canzone...

Eugenio Finardi: Come Savonarola (dal nuovo CD "Fibrillante").



So che ti faccio soffrire 
con le mie facce scure 
e la mia negatività 
ma devo solo ritrovare 
un nuovo modo di lottare 
per la nostra dignità 
e una vita che sia umana 
più libera e più sana 
di giustizia e verità 
guarda i nostri figli spenti 
dal vuoto che han davanti 
senza possibilità 

Urlo alla Luna e al Sole 
le mie inutili parole 
che nessuno sta a ascoltare 
e allora ho voglia di bruciare 
gridando a squarciagola 
come Savonarola





venerdì 17 gennaio 2014

Un viaggio nel profondo dell'anima sul treno di notte per Lisbona

Un libro tutt'altro che perfetto, ma dal fascino imprescindibile. Precipitato dal cosmo letterario come una meteora improvvisa nel momento ideale di una vita imperfetta, oppressa da interrogativi senza risposta e dal peso di un'anima lacerata in piena crisi d'identità. 

Sgombriamo il campo dagli equivoci ed elenchiamo subito i suoi evidenti limiti tematici e compositivi: troppo lungo, in molti punti troppo autocompiacente e avvitato su sé stesso, in qualche occasione troppo prolisso nelle lunghe e ricorrenti  dissertazioni filosofiche che ne rappresentano d'altronde l'asse portante (ricordiamo che l'autore è un filosofo...). I temi esistenziali trattati negli excursus attribuiti al personaggio di Amadeu non sono sempre all'altezza delle premesse e si infrangono talvolta in un mero esibizionismo intellettuale, comunque di piacevole lettura.
La città di Lisbona, meravigliosa nelle sue atmosfere senza tempo, usata come palcoscenico idealizzato che ne risalta solo gli aspetti poetici e affascinanti. Non nego che la scelta della location, a me particolarmente cara, abbia influito notevolmente sulla decisione di affrontare questo libro.

Qualche personaggio sopra le righe; in primis la sorella Adriana, affetta da un amore morboso e patologico per il fratello.
Le prime pagine della storia, dall'ipotetico suicidio sventato della ragazza portoghese al casuale ritrovamento del libercolo di Amadeu de Prado, fino all'effetto dirompente da esso esercitato sul patetico professor Gregorius, risultano decisamente poco credibili.
Quasi ridicoli appaiono talvolta i contorsionismi funambolici del povero professore di lingue morte che passa da una vita insignificante, ripetitiva, anonima dedita solo allo studio e all'insegnamento, ad una vita schizofrenica fatta di notti insonni, spostamenti improvvisi a qualunque ora del giorno o della notte e su qualunque mezzo di trasporto, incontri inaspettati, donne misteriose, segreti mai svelati, corse trafelate... Insomma una specie di Indiana Jones alla ricerca dell'anima perduta.

Ma se ci si lascia trasportare senza troppe remore nel viaggio improbabile del professor Gregorius verso i misteri della vita propria e altrui, nei meandri misteriosi dell'animo umano, nei drammatici e appena un po' patinati eventi storici dell'ultimo secolo, nelle imprevedibili occasioni che la vita ci offre se abbiamo il coraggio di montare sul treno giusto al momento giusto, allora il libro di Pascal Mercier ci scorre dentro come un fiume impetuoso.


Un romanzo a tema, particolare, diverso, per certi versi azzardato e coraggioso, ove si tenta, a mio parere con successo, di diffondere cultura, storia e pensiero filosofico vestendoli con una romanzesca miscela di introspezione e avventura.


Dal libro è stato tratto il discusso film di Bille August con Jeremy Irons, che sono molto curioso di vedere, una volta trascorso un sufficiente intervallo di tempo dalla lettura.





domenica 5 gennaio 2014

Non poteva mancare!

Natalino Balasso: Discorso di Capodanno 2014.






mercoledì 1 gennaio 2014

SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE E DISINTERESSE PER I CONNAZIONALI, parte seconda.

(QUESTA VOLTA É UN POST!)

La ministra Emma Bonino, di cui a pelle nutrivo una discreta stima, evidentemente mal riposta, ha fatto -dice lei- mari e Monti (l'ex primo ministro?) per riportare in Italia la moglie del dissidente kazako Shalabayeva della quale, a me come italiano in questo momento storico, non può fregare di meno, ma lascia marcire in un carcere indiano i due poveri marò Latorre e Girone, indiscutibilmente cittadini italiani e servitori dello Stato al 100%, in balia di un governo inaffidabile, di intrighi economici e di una magistratura in realtà forse migliore della nostra (ci vuol poco!), ma ben lungi dall'assomigliare a quella anglosassone da cui dovrebbe aver tratto doverosi insegnamenti in passato.

Vedi Link all'articolo seguente de Il Giornale.


Un eroico deputato italiano di origine magrebina, mi auguro regolarmente e democraticamente eletto, con iniziative eclatanti e grande spolvero mediatico, attira l'attenzione sulle condizioni di vita degli immigrati clandestini (e ancora in dubbio se considerare esuli politici, sfollati, perseguitati religiosi, vittime di guerra, morti di fame, semplici approfittatori o peggio, delinquenti comuni) nei centri di prima accoglienza di Lampedusa. Seguono immediata caccia al capro espiatorio e perentorie prese di posizione da parte delle massime autorità istituzionali (sic!).
Nessuna iniziativa altrettanto eclatante e degna di risonanza pubblica meritano invece i milioni di cittadini italiani disoccupati, sottooccupati, pensionati alla fame, studenti senza futuro, imprenditori onesti e falliti, commercianti vittime dello strozzinaggio delle banche o di Equitalia, oltre a tutti i suicidi, omicidi e stragi familiari per disperazione, perdita di speranza e senso di abbandono.
Anzi, per questi ultimi il nuovo anno sarà foriero di nuove tasse, nuove rivoluzionarie norme per reprimere la libertà personale, la libera iniziativa e complicare e inaridire ulteriormente la nostra misera vita quotidiana.
Tutto con decorrenza immediata e, possibilmente, effetto retroattivo. 
Per l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti invece se ne parlerà nel 2017, forse...


BUON ANNO NUOVO!



sabato 28 dicembre 2013

NATALE 2013

Estratti dalla allocuzione di fine anno scolastico “RIVERIRE E ABORRIRE LA PAROLA DI DIO” di AMADEU INÀCIO DE ALMEIDA PRADO (tratto da "Treno di notte per Lisbona" di Pascal Mercier):


“Eppure esiste un altro mondo nel quale non voglio vivere: il mondo in cui il corpo e il pensiero autonomo sono demonizzati e dove vengono bollate come peccato cose che appartengono a quanto di meglio ci sia dato di sperimentare. Il mondo in cui si esige da noi amore nei confronti dei tiranni, degli sfruttatori e degli assassini, sia che i brutali passi dei loro piedi calzati dagli stivali echeggino assordanti nelle vie, sia che si aggirino furtivi e silenziosi, passi di ombre vili pronte a colpire alle spalle le vittime affondando loro i pugnali scintillanti nel cuore. Non c’è nulla di più assurdo al mondo: pretendere dal pulpito che esseri umani perdonino e persino amino creature di tal fatta. E se pure qualcuno realmente ci riuscisse, ciò significherebbe una falsità senza eguali, una spietata negazione di sé che verrebbe pagata con una totale storpiatura della persona. Questo comandamento, questo folle, degenere comandamento di amare i nemici è fatto apposta per spezzare gli esseri umani, per togliere loro in modo fraudolento tutto il coraggio e tutta la fiducia in se stessi e renderli malleabili nelle mani dei tiranni, così che non siano più in grado di trovare la forza per insorgere contro di loro, se necessario con le armi.”
[...]

“Da essa [la Bibbia] parla un Dio distante dalla vita e senza gioia che vuole restringere la potente amplitudine di un’esistenza umana – la grande circonferenza che essa è in grado di descrivere quando le si conceda libertà – all’unico, inesteso punto dell’obbedienza. Piegati dalle tribolazioni e gravati dal peccato, inariditi dalla sottomissione e dall’assenza di dignità della confessione, la fronte cosparsa di cenere e solcata dal segno della croce, ci tocca andare incontro alla morte con la speranza mille volte confutata in una vita migliore nell’aldilà. Ma perché dovrebbe essere migliore a fianco di Colui che in precedenza ci ha privati di ogni gioia e dì ogni libertà?”
[...]
“Come possiamo essere felici senza curiosità, senza interrogativi, senza dubbi, senza argomentazioni? Senza la gioia di pensare? Quell’espressione [Sacrificium intellectus] simile a un colpo di spada che ci decapiti – significa niente di meno che questo: la folle pretesa che il nostro agire e il nostro sentire configgano con il nostro pensiero. È l’esortazione a una scissione totale, l’ingiunzione a sacrificare quello che è il nocciolo di ogni pensabile felicità: l’interiore unità e armonizzazione della nostra vita. Lo schiavo sulla galea è incatenato, ma può pensare quello che vuole. Ma ciò che Lui, il nostro Dio, esige da noi è che con le nostre stesse mani noi radichiamo la nostra schiavitù negli strati più profondi del nostro animo e che lo facciamo di nostra spontanea volontà e con gioia. Può esserci uno scherno maggiore di questo?”
“Nella sua onnipresenza il Signore ci osserva giorno e notte, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo tiene la contabilità del nostro agire e del nostro pensare, non ci lascia mai in pace, non ci concede mai un momento tutto per noi. Che cos’è un uomo senza segreti? Senza pensieri e desideri che solo lui conosce? Gli sgherri addetti alla tortura – quelli dell’Inquisizione e quelli di oggi – lo sanno bene: tagliagli la ritirata nell’interiorità, non spegnere mai la luce, non lasciarlo mai solo, impediscigli di dormire e riposare: parlerà. Che la tortura ci ruba l’anima significa che essa distrugge la possibilità di restare soli con noi stessi, la solitudine di cui abbiamo bisogno come dell’aria per respirare. Il Signore Iddio non ha pensato che con la sua sfrenata curiosità e il suo ripugnante voyeurismo ci ruba l’anima, quell’anima che oltretutto dovrebbe essere immortale?”

Buon Natale!




giovedì 12 dicembre 2013

Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere...

Ho sempre avuto una predilezione per le storie apocalittiche. Non ne conosco il motivo; forse qualche psichiatra potrebbe spiegarmelo.
Catastrofi ambientali, ecatombe nucleare, epidemia incontrollabile, invasioni extraterrestri sono il mio pane quotidiano. In campo letterario e cinematografico, s'intende.
Come non apprezzare storie come quelle di Ray Bradbury, George Orwell, Cormac McCarthy, Michael Crichton, Stephen King... 
Film come Alien, Virus letale, Contagion, Io sono leggenda, Codice Genesi, Oblivion, La guerra dei mondi...
Fiction come Fringe, Falling skies, Revolution, The walking dead...

Poi arriva una lungimirante e visionaria parabola come "Cecità" di José Saramago (notare l'uso sapiente degli aggettivi) e tutti i conti tornano.

In una città qualsiasi di un paese qualsiasi, un'improvvisa e inspiegabile epidemia porta tutti i cittadini alla cecità. Tutti meno uno. Il solito governo qualsiasi, composto da cialtroni e arroganti incompetenti (ma va là?!) tenta di arginare il contagio improvvisando luoghi di quarantena per i ciechi e i loro contatti. Un vecchio manicomio dismesso si trasforma così, per i protagonisti della storia, in un lager senza speranza di ritorno. Microcosmo di umanità ridotta ai limiti estremi di sopravvivenza. Fame, sete, malattia, sporcizia, violenza, morte, perdita della dignità umana e progressivo totale abbrutimento senza speranza.
Unica luce nel buio del corpo e della mente, fuor di metafora, è il solo essere umano ancora dotato della vista; una donna che, fintasi cieca per seguire il marito, diventerà guida e riferimento per tutti, la loro sola àncora di salvezza.

La prosa galoppante e incessante di Saramago, lunghissimi periodi composti da un flusso ininterrotto di dialoghi, azioni, pensieri e descrizioni, nonché il sapiente uso, o meglio, non uso della punteggiatura (quasi tutte virgole, pochi punti e nient'altro) trascinano il lettore a precipizio di pagina in pagina come un thriller d'alta scuola.
Così come per il periodo storico e l'ambientazione, anche i personaggi non hanno un nome, ma solo una descrizione; il primo cieco, il medico, la moglie del medico, la ragazza dagli occhiali scuri, il ragazzino strabico, ecc. Con questo artificio, tutto resta sospeso e indefinito nello spazio e nel tempo.

Un grande libro, una implacabile autopsia dell'animo umano, un lucido e profondo trattato di etica contemporanea (non per nulla il titolo originale recita “Ensaio sobre a Cegueira”: Saggio sulla cecità.), una moderna allegoria valida in ogni tempo e in ogni luogo.
Una lettura indispensabile.






giovedì 28 novembre 2013

Dal film "Zoran, il mio nipote scemo"

"Se sei mona e credi in Dio, crederai nel Dio dei mona."


 




venerdì 22 novembre 2013

OPERAZIONE NOSTALGIA

Temo sia la improrogabile necessità di ottenere un qualunque effetto terapeutico.
La ricerca di qualcosa che mi abbia fatto star bene in passato, di ricordi ed emozioni indelebili  legati a momenti sereni e positivi della mia vita. Complice la involontaria e del tutto anomala disponibilità di tempo libero per riflettere, quest'ultima ormai divenuta un'attività estremamente pericolosa e deleteria per il mio equilibrio psichico.

Dopo varie consultazioni innocenti e veri e propri palpeggiamenti freudiani senza scopo preciso, ma che hanno ugualmente scatenato qualche brivido lungo la schiena, ho finalmente estratto dallo scaffale e riletto con grande piacere La casa degli spiriti di Isabel Allende, il suo capolavoro insuperato del 1982. Se non ricordo male, la prima lettura era stata di poco successiva alla pubblicazione in Italia, quindi intorno al 1983-84. Ero ancora in quella fascia di età mitica, compresa fra i venti e i trent'anni, in cui la sete di emozioni, di sogni e di avventura non si sentiva mai sazia. Il coinvolgimento nelle terribile lunga storia di Esteban Trueba, della famiglia di Rosa e Clara del Valle e, per riflesso, nelle vicende sociali e politiche del Cile, dalla fine del secolo scorso ai giorni nostri, è stato totale.
Ancor oggi, seppur inquinato dal cinismo e dall'amarezza dell'età, il brivido di quell'emozione è ricomparso quasi inalterato, anche se, come si suol dire, il primo amore non si scorda mai.

Saltando di palo in frasca, ma senza abbandonare il filo conduttore della nostalgia, mi è recentemente capitato fra le mani il disco più noto e riuscito di un gruppo alternative rock norvegese piuttosto conosciuto fra gli addetti ai lavori, ma molto meno, per fortuna, al grande pubblico: Timothy's Monster dei Motorpsycho, datato 1994.

Impressionante e molto coinvolgente la netta influenza del tipico sound psichedelico degli anni 60-70. Durante l'ascolto di alcuni brani ho avuto la netta sensazione di entrare in un trip spazio-temporale e ritrovarmi (pur non avendolo mai fatto, né "strafatto"...) in un raduno hippie tanto in voga in quegli anni. Magnifici arrangiamenti finalizzati, voglio credere, a ricreare quell'atmosfera, ben miscelati però a notevoli doti di originalità e freschezza compositiva. Altri lavori del gruppo, dall'altrettanto famoso Blissard del 1996, fino al più recente Still Life with Eggplant, pur mantenendo a tratti queste originarie influenze, hanno spaziato in un più vasto orizzonte di rock alternativo e sperimentale, non sempre facilmente digeribile, ma comunque allineato ad uno standard qualitativo ben superiore alla media.

Da un altro palo a un'altra frasca.
Durante uno dei miei numerosi viaggi in terra di Francia, mi sono ritrovato in un giardino lussureggiante, tra filari di fiori variopinti delle più svariate specie, salici piangenti e grandi ninfee galleggianti alla deriva sulla superficie immobile di un laghetto incastonato nel verde. Ero a Giverny, lungo la Senna, ultima residenza in vita del grande Claude Monet, uno dei miei pittori preferiti (guardate il video alla pagina dedicata). La nostalgia di quelle immagini, di quei luoghi, delle vallate della Provenza, delle spiagge di Normandia e del suo amato giardino di ninfee è riemersa prepotentemente durante la visita della mostra dedicata alla storia del paesaggio dal '600 al '900, intitolata opportunamente "verso Monet", ospitata presso il Palazzo della Gran Guardia di Verona e aperta al pubblico fino a febbraio 2014.
Non sono un gran frequentatore di mostre d'arte, ma questo percorso paesaggistico che termina con grandi opere di artisti da me molto amati, da Van Gogh a Pissarro, da Cézanne a Monet, non poteva lasciarmi indifferente.
Andateci, se potete. Si può prenotare il biglietto direttamente su Internet, al sito https://biglietto.lineadombra.it/.