Blog NEWS (13/05/17)

  • - The end of the game...
  • - Continua l'autunno: nuovo post.
  • - Nuove foto: autunno stagione magica!

sabato 27 luglio 2013

Un'Estate Post...icipata.

Estate a dir poco strana questa, signori.
Tempo bizzarro e mondo ancora più bizzarro e dissociato. Fino a pochi giorni fa neppure l'ombra di un solleone stabile e invincibile, col suo corredo di gran caldo afoso, cappa di umidità appiccicosa e piombo fuso che ammazza le pecore al pascolo, diventando intollerabile dopo due giorni. E prima ancora? Inverno e primavera terribili, freddi, piovosi come non v'era ricordo. E per non farsi mancare nulla, scosse di terremoto qui e là, alluvioni, frane, smottamenti e via cantando. Dove non ci pensa la natura, ci pensa l'uomo, direttamente, per far prima; attentati, esplosioni, rivoluzioni, incidenti aerei e ferroviari; schizzati fuori di testa che ammazzano a picconate, a coltellate, a pistolettate; mariti contro mogli, figli contro genitori, lavoratori contro padroni (mai viceversa!), black bloc contro TAV...
Qualcuno vuole forse metterci sull'avviso che l'apocalisse è vicina? La cosa non mi meraviglierebbe. A quanto pare è l'unica fine che ci meritiamo.
Ma io sono fortunato, signori! Ho un lavoro stabile e ben retribuito e una bella famiglia (ora anche un cane...). Beh, forse la parola lavoro è un po' eufemistica, dopo il massacro subito da parte di questo Regime della Casta che nulla ha a che fare con una sana democrazia di un paese civile. Facile, in questo contesto, trasformare anche un buon lavoro in una pseudo-schiavitù: basta far sì che ci si senta sempre sotto la minaccia di perderlo. Così le tue pretese si abbassano, le tue richieste si adeguano e i tuoi diritti svaniscono lentamente nel nulla.

E in mezzo a tutto questo io non ho neppure uno straccio di bel film da vedere! Nessuna nuova uscita degna di interesse. Devo rimescolare nel baule dei ricordi e tirar fuori qualche vecchio DVD già visto o sfuggito alla mia attenzione. Alcune sequenze di "Million dollar baby" intercettate casualmente durante uno zapping distratto mi commuovono quasi fino alle lacrime.

Da giorni cerco inutilmente di farmi piacere uno degli ultimi fumettoni storici di Ken Follett, ma non ci riesco. I gusti diventano di giorno in giorno più difficili. Con nostalgia rigiro fra le mani vecchi libri consunti, letti e sfogliati più volte, classici di questo secolo o del precedente, non importa, spinto da un indefinibile desiderio di rileggerli.

I previsti concerti di mezza estate vanno a puttane per varie ragioni; per quelli di fine estate non si trovano più biglietti dopo 10 minuti dall'apertura delle prevendite. E che cazzo! Una congiura in grande stile.

Pesco a casaccio nella mia fortunatamente ampia raccolta di CD e musica liquida, alla ricerca di qualche vecchio dinosauro del rock che mi somministri una sferzata di energia positiva. Rispuntano i Marillion con un buon "Sounds that can't be Made"; fa capolino il vecchio Donald Fagen con "Morph the cat"; lo Steven Wilson di "The Raven that refused to sing" richiama alla memoria vecchi echi Krimsoniani; mi struggo di poetica malinconia ascoltando le vecchie canzoni di Ivano Fossati e pensando che non ne sentirò più di nuove.
Un viaggetto a Barcellona mi distrae per qualche giorno, ma la confusione della metropoli, il frastuono, la sovrapposizione babelica di voci spesso superflue, l'inevitabile e assillante presenza umana mi tolgono ormai il respiro.
Comunque sia, nulla di tutto questo sembra bastarmi.
Mi sforzo di resistere, rimescolando i miei pensieri in alchimie improbabili che mi forniscano un elisir di accettabile sopravvivenza. Purtroppo ne viene sempre fuori la solita brodaglia di vita, buona come il vecchio olio di ricino.
Scriveva Conrad: 
Non sono ancora riuscito a trovare in cuor mio qualcosa di meglio di una rassegnata sopportazione per qualunque individuo appartenente al genere umano”


Buone vacanze a tutti.


martedì 25 giugno 2013

La mia CLASSIFICA dei FILM (stagione 2012/2013)


1°- LA MIGLIORE OFFERTA (Giuseppe Tornatore)

Tornatore imbastisce con maestria un thriller psicologico/metafisico ambientato nel mondo dell'arte e dell'antiquariato di alto livello, con atmosfere inquietanti e perfetta scelta delle location. L'intreccio riesce a dipanarsi con eleganza, ritmo non troppo sostenuto ma coinvolgente e la giusta dose di suspense. Splendida, come sempre, l'interpretazione di Geoffrey Rush.





2°- IL SOSPETTO (Thomas Vinterberg)


Il dramma della pedofilia visto, per la prima -e unica?- volta con obiettività e drammatico realismo, dalla parte della persona adulta accusata ingiustamente di violenze sessuali solo per dar credito alle fantasie di una bambina gelosa. Una vita normale e serena, improvvisamente sconvolta da accuse infamanti, accompagnate come sempre da isolamento, pregiudizi, ritorsioni e giustizia sommaria anche da parte di chi fino ad un attimo prima ti era amico. Finalmente messo in discussione il dogma secondo il quale i bambini non mentono mai e devono essere considerati attendibili sempre e comunque, qualsiasi cosa dicano.
Lascia qualche dubbio il finale "buonista", in cui il malcapitato protagonista, una volta riconosciuto innocente, riprende le frequentazioni precedenti come se nulla fosse stato. Mah!





 3° - IL FIGLIO DELL'ALTRA (Lorraine Lévy)

 
Il classico pasticcio dello scambio in culla fra due neonati, questa volta arricchito da un contesto veramente fuori dal comune. Nel perenne conflitto ebraico-palestinese, il bambino arabo palestinese finisce in una agiata famiglia ebrea, addirittura con padre militare di carriera, e il bambino ebreo invece si ritrova in una famiglia palestinese che si arrabatta come può nei territori occupati, educato all'odio e alla ribellione contro Israele. Quando la cosa si viene a sapere, complice un banale esame del sangue, i figli sono ormai quasi adulti e le due famiglie vanno, come è logico attendersi, in crisi. Ma i principali artefici della pacifica soluzione saranno proprio i due ragazzi...






4° - ARGO (Ben Affleck)

5° - ZERO DARK THIRTY (Kathryn Bigelow) 


Classici film di auto-celebrazione Made in U.S.A.; su questo non ci piove. Ma ben scritti, ben diretti e ben interpretati; tutte tre le cose che trasformano un prodotto mediocre, anche se sostenuto da una buona sceneggiatura, in un grande film.

 

Argo, dominatore agli Oscar, tratta di un episodio a lungo secretato negli archivi della CIA. La funambolica liberazione di un gruppo di diplomatici americani rimasti bloccati nella Teheran del 1979, dopo il famoso assalto all'ambasciata americana e il sequestro per lunghi mesi del personale residente da parte dei rivoluzionari islamici dell' Ayatollah Khomeini.





 


Zero Dark Thirty racconta dei convulsi anni, successivi all'attacco contro le torri gemelle dell' 11 settembre 2001, dedicati alla caccia a Bin Laden; fino alla scoperta del suo covo in Pakistan e al bliz dei Navy Seals che portò alla sua uccisione.

Soprattutto in quest'ultimo film, l'eccessiva lunghezza (oltre due ore e mezzo) non rappresenta un'ostacolo alla narrazione, poiché i tempi e i ritmi si mantengono sempre sufficientemente elevati da non mettere a repentaglio l'attenzione dello spettatore.





 

venerdì 17 maggio 2013

Due piccoli grandi libri


LA STRADA (Cormack McCarthy)



Leggere un libro così in questo periodo storico è sicuramente indice di patologico masochismo. La descrizione coinvolgente, realistica, ma terribile, allucinante, sconvolgente e nel contempo bellissima di un futuro post-apocalittico da incubo non può accrescere il nostro ottimismo. O forse è vero il contrario. L'apocalisse descritta da Cormack McCarthy è però molto peggiore di quella che ho -forse dovrei dire abbiamo- sempre immaginato. Ringrazio per questo i limiti della mia immaginazione. La realtà di questi giorni è già abbastanza insopportabile.

La desolante solitudine di un padre e di un figlio sopravvissuti per anni in condizioni disperate, quasi subumane, viene descritta a piccole frasi, dialoghi spezzettati, che portano il lettore ad immedesimarsi gradualmente con i protagonisti, in particolare col padre, a soffrire la sua stessa angoscia e impotenza. Ti sembra di essere lì con loro, in un mondo grigio e opaco, in cui la caligine degli incendi ha ormai sostituito l'atmosfera e imbavagliato il sole; a cercare cibo, a raspare nelle immondizie, a rivoltare le tasche dei cadaveri.

Sarà stata un'epidemia, una guerra nucleare, una catastrofe naturale; non importa. Ormai tutto è andato distrutto. Ma il padre e il figlio continuano a spostarsi quasi come automi verso sud, verso il mare, verso una speranza di qualcosa, almeno di un maggior tepore. La madre li ha lasciati soli, li ha abbandonati e si è lasciata morire, forse suicida, non ha importanza, perché non è stata in grado di accettare la disfatta, di vivere nella razionale accettazione di un futuro inesistente, nel quotidiano terrore di una morte violenta per mano di bande di predoni stupratori e cannibali.

Il finale, anche se gravato da un evento tragico, potrebbe essere inteso come ottimistico. Io non so. 

Quanto bassa deve essere la soglia di sopravvivenza per poter parlare ancora di "vita"?


Fino a che punto si può affermare, come fanno alcuni, forse solo perchè sorretti da una fede in Dio, che "ogni vita è degna di essere vissuta"?

Cormack McCarthy offre un quadro talmente raccapricciante di un nostro ipotetico futuro che ogni risposta può sembrare avventata. 

Cosa farebbe ciascuno di noi se si trovasse nei panni del protagonista?


Per ora coltiviamo solo la speranza di non dovercisi mai trovare.



IL TRENO (Georges Simenon)



Quando nella vita quotidiana, nel tran-tran monotono delle nostre giornate, irrompe dall'esterno un evento travolgente, talora inaspettato, talora inconsciamente atteso o desiderato, e tutto improvvisamente cambia. La realtà delle cose viene ribaltata, da un momento all'altro i luoghi, gli stati d'animo, i rapporti fra le persone non sono più gli stessi. Quello che prima importava non vale più e si aprono nuovi orizzonti, nuove aspettative, che fino a poche ore prima non facevano neppure parte dei nostri pensieri più reconditi. 

Una minaccia così improvvisa e concreta, come lo può essere una guerra, stravolge la nostra vita e ci obbliga, per sopravvivere, ad un repentino  e forse definitivo cambiamento.

Simenon tratteggia in modo magistrale questa situazione e gli stati d'animo che l'accompagnano, anche se il tema portante della storia, l'imprevisto, quasi violento, sconvolgimento della nostra esistenza, non è certo così originale in letteratura, cinema e teatro.

L'improvvisa fuga di un giovane uomo e delle sua famiglia da un paese al confine col Belgio il giorno dell'invasione tedesca dei Paesi Bassi. Un treno scelto a casaccio tra quelli diretti verso il sud della Francia. L'inaspettata separazione da moglie e figlia, l'incontro casuale con una giovane donna dal passato oscuro. Nel breve volgere di pochi giorni, la vita dell'uomo non è più la stessa.

Nel dipanarsi della storia, assumono notevole rilevanza le relazioni sessuali sia fra i due protagonisti, sia fra i personaggi di contorno, che Simenon rende in modo più esplicito del suo solito. Nonostante egli sia stato uno scrittore attivo nei primi decenni del secolo, ha sempre dimostrato nei suoi romanzi, compresa la serie dei Maigret, una predilezione per certe situazioni scabrose, pur descritte sempre con sobrietà e un uso raffinato di perifrasi e sottintesi. In questo caso però la scrittura si rivela ancor più diretta ed efficace, coll'intento di dimostrare come la disinibizione, la componente istintiva e animalesca che resiste in noi nonostante tutto, sembra esplodere in situazioni  critiche in cui è in gioco la nostra stessa sopravvivenza, quasi abbia una ben precisa funzione liberatoria e scaramantica.

 
Nella parte conclusiva del libro, Simenon preferisce rimettere tutte le carte al loro posto, scegliendo la strada della parentesi di vita aperta e chiusa piuttosto che quella dello sconvolgimento totale, definitivo ed irreversibile.

Una scelta difficile tra dovere, consuetudine, sicurezza, stabilità di affetti e avventura, rischio, incertezza, precarietà.


Ovvero: meglio un giorno da leoni o cent'anni da pecora? 
Eterno dilemma umano.





venerdì 26 aprile 2013

IL POTERE LOGORA CHI NON CE L'HA

Questa vecchia massima, attribuita all'inossidabile Giulio Andreotti, del quale tutto si può dire nel bene e nel male, tranne che non sia stato un politico astuto e intelligente, si ripresenta più attuale che mai.

Al grido "Tutti a casa, tutti a casa!" per la seconda volta in pochi anni, un facinoroso esaltato e la sua cerchia di accoliti più o meno sinceri e onesti, sta tentando di sostituirsi sugli scranni del potere ai vecchi politici di professione, accusati, peraltro giustamente, di essere ingombranti sanguisughe, opportunisti voltagabbana nella migliore delle ipotesi, ladri, mafiosi e disonesti nella peggiore.

Questi improvvisati eserciti di rivoluzionari populisti, pronti, nell'immaginazione popolare, a scendere nelle piazze imbracciando i forconi e cacciare i Re Luigi di turno, quando, per disgraziato effetto del suffragio universale, avranno conquistato i loro bei seggi in parlamento e si ritroveranno dall'altra parte della barricata, ben pasciuti e lautamente stipendiati, con le leve del tanto ambito potere nelle loro mani, miracolosamente risorgeranno a nuova "bella" vita.

Non è necessario guardarsi molto indietro. Non vi è più spazio all'illusione. Abbiamo già dato, abbondantemente, tutti, o quasi...
Leggiamo in questi giorni delle prodi gesta dell'onorevole Belsito e di tutta la corte dei miracoli di uomini duri e cazzuti del Nord, che, lasciate temporaneamente incustodite le loro macellerie, botteghe di scarpe, fabbrichette di laminati, scrivanie comunali e via discorrendo, forti di una subcultura popolar-folcloristica, hanno via via occupato le posizioni chiave del potere, prendendoci molto ma molto gusto e procurando enormi disastri.

Come un fiume in piena, le acque limacciose di "Roma Ladrona" si sono estese a tutto il centro-nord, alle regioni, alle province (ex!), ai comuni, alle aziende sanitarie, ai transporti pubblici... E l'arroganza, la protervia di questi nuovi padroni con le unghie sporche, il "tu" facile e i congiuntivi vacillanti ha sostituito quella dei precedenti azzeccagarbugli di nobile lignaggio.
"Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.”                              (Giuseppe Tomasi di Lampedusa)
Ma per i poveri sudditi italiani nulla è cambiato: servi eravamo e servi restiamo! La macchina tritacarne dello stato non perdona, chiunque la guidi.



Ora è il turno del Grillo parlante e del suo movimento Cinque Stelle (non credo faccia riferimento alla guida Michelin!). 
L'avete votato per protesta, e va bene. Urla sguaiatamente le stesse parole e gli stessi insulti che urlereste voi, se ve ne dessero la possibilità, e va bene. È nemico di tutti e amico di nessuno, come ogni furbacchione che si rispetti e a voi va bene. 

Ma guardatevi attentamente allo specchio. A questo pazzo furioso dareste in mano le chiavi di casa vostra, il futuro di vostro figlio, la vostra ipotetica pensione, anche semplicemente la raccolta differenziata della vostra immondizia?

Forse, ora che il potere c'è l'ha anche lui, poverino, si metterà un po' calmo.



Venghino signori venghino... Nella nostra mangiatoia c'è posto per tutti (tranne che per Gesù Bambino a Natale; quello è troppo sfigato. Da grande finirà per iscriversi al PD e magari vincere le primarie).


Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi 
a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, 
il fine è solo l'utile, il mezzo ogni possibile, 
la posta in gioco è massima, l'imperativo è vincere 
e non far partecipare nessun altro, 
nella logica del gioco la sola regola è esser scaltro: 
niente scrupoli o rispetto verso i propri simili 
perchè gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. 
Sono tanti arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, 
sono replicanti, sono tutti identici 
guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere. 
Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. 
Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono 
e sono quel che hanno. 



E non poteva mancare:
 




giovedì 28 marzo 2013

STACCA LA MALEDETTA SPINA ("unplugged forever")


Ogni giorno il tanfo stagnante ti annienta il respiro, la melma pestilenziale ti soverchia, l'onda quotidiana di putridume oltrepassa di gran lunga la punta dei tuoi capelli inariditi e ti rivolta come uno tsunami nel condotto delle fogne. E tu sprofondi. Non riesci a muovere le gambe e le braccia per sollevarti, è come tentare di nuotare nel gel per capelli ma senza pettine, nella nutella ma senza poterti leccare le mani, senza la voce della mamma che ti chiama per la merenda. Senza voci, senza suoni, senza canzoni. Un profondo gorgoglìo dal tubo di scarico della tua coscienza.

Poi, inaspettatamente ma inevitabilmente, un piccolo baluginìo nella caligine del mondo, piccolissimo e lontano, quasi irraggiungibile, un ritmo atavico che mette in vibrazione l'aria gelatinosa e una voce, ancora più lontana, che canta...
A SCIVOLARE Giù.... Nella CORRENTE.
Per RISALIRE Su....DOLCEMENTE.
IRRESISTIBILE...STUPENDO, INCONCLUDENTE,
Dannato VIVERE.... Dannato VIVERE.
I detriti putrescenti del tuo lavoro di merda poco a poco si staccano da te. La mente inquinata dalle scorie della sfatta umanità si ripulisce, si risciacqua, si centrifuga.
Dal koma proverò a riemergere
Nelle nebbie mie lisergiche,
O Madonna che ora era,
Era oggi o ieri sera?
...
pace amore e GIOIA INFINITA 
I timpani incollati e raggrinziti da cacofonie invadenti e onnipresenti poco a poco si distendono, oscillano, si dibattono e percepiscono, dapprima in lontananza, poi sempre più vicino, un suono, una vibrazione, un tam-tam...
È in onda Radio Conga dal centro della jungla
C'è qualcuno la sopra? (Mayday mayday !)
Ecco, riesci a camminare con le tue gambe, lasci impronte melmose strascicate sul selciato infangato dalle gocce  di pioggia cadute come mignatte su questo stupido marzo, prolasso d'inverno. Le luci opalescenti che si avvicinano sono l'ingresso di un teatro. Altri ominidi sperduti come te, con lo sguardo nebuloso, vagano nell'ingresso, sulle scalinate, nei corridoi. Percepiscono tutti lo stesso rumore e ne sono inconsciamente attratti, come zombie dal tanfo di carogna e sangue.
Che rumore fa la felicità
Insieme, la vita lo sai bene
Ti viene come viene,
Ma brucia nelle vene
e viverla insieme
è un brivido è una cura
serenità e paura
coraggio ed avventura,
da vivere insieme, insieme, insieme, insieme … a te.
Aloni di luce fioca provenienti  da piccole abat-jour poste su un palco, in fondo alla sala, illuminano chitarre, microfoni,  gettano riflessi sui piatti di una batteria, oscillano al ritmo della grancassa. Alienati cenciosi in crisi mistica uguali a te affollano la platea, si sporgono dalle balconate, battono le mani a ritmo, alzano le braccia al cielo, fanno la ola...
Sei uguale a me
Altro che no
Sei come me
In ogni atomo
La merda è rimasta fuori, il lerciume del mondo qui dentro non ti può raggiungere. Ti puoi muovere liberamente, puoi cantare a squarciagola, puoi ridere, puoi ballare. Sei confuso. Tutto è diverso, non è più come prima. Tutto vive, pulsa, fluisce mollemente da un corpo all'altro, vibra nell'aria sopra le teste. Non capisci cosa sta succedendo, ma  ti  piace e ti senti libero.
Stai tranquilla non è niente
È solo vita che entra dentro
Il fuoco che ti brucia il sangue
Quella è l'anima
Puo' anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e' un'altra storia
questo e' Hemingway
E se anche fosse un sogno, non ti importa. Adesso sei qui e vuoi restarci. La discarica del mondo resta fuori... Almeno per questa notte!
Tra una botta che prendo
E una botta che dò
Tra un amico che perdo
E un amico che avrò
che se cado una volta
una volta cadrò
e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò

P.S. Libere impressioni sul concerto unplugged tenuto dai Negrita al Teatro Filarmonico il 25/3/13.


 



sabato 16 marzo 2013

Fuori i mercanti dal tempio!


L’italiani non amano sintiri le voci libbire, le virità disturbano il loro ciriveddro in sonnolenza perenni, preferiscino le voci che non gli danno problemi, che li rassicurano sulla loro appartinenza al gregge»."

Andrea Camilleri: “Un voce di notte.”




Prendendo spunto da questo brano dell'ultimo libro di Camilleri, mi sgorgano a getto, come un'eruzione vulcanica, alcune considerazioni d'attualità.

In questi giorni abbiamo assistito impotenti alla vergognosa e offensiva sfilata di pomposi e ben pasciuti porporati di Santa Madre Chiesa, chiamati a conclave per eleggere il nuovo pontefice.



Le quotidiane cronache giornalistiche e soprattutto televisive sull'avvenimento ci hanno frantumato le parti basse senza interruzione. Abbiamo visto e stravisto, e continueremo ancora per molti giorni a vedere, piazza San Pietro in tutte le possibili inquadrature e a qualsiasi ora del giorno e della notte, sempre gremita di cosiddetti fedeli adoranti.


La solita massa di nullafacenti, dotati di un cervello lavato e candeggiato (più risciacquo e centrifuga...) da millenni di sodomie clericali, convinti, poveretti, pur nelle condizioni di vita attuali, pur nel disastrato periodo storico in cui siamo costretti a combattere giorno dopo giorno (anche grazie alle scelleratezze della Chiesa Cattolica), che la cosa più importante in questo momento, forse addirittura la nostra unica àncora di salvezza, sia l'elezione del nuovo pontefice, il sommo pastore, faro della cristianità. Semplicemente un altro grande Burattinaio. In questa volgare imitazione di reality, i partecipanti, congrega di pance piene e sorrisi lascivi, si sono dedicati con ascetico fervore alla nomina, chissà quanto libera da intrallazzi di potere, di un capo clan mai così poco aderente alla realtà, mai così lontano e distaccato dalle evidenti e concrete sofferenze del suo gregge. Una figura ambigua e anacronistica, che nel corso dei millenni, insieme a tutta la sua corte, si è sempre più pervicacemente allontanata dai principi ispiratori predicati dal Vangelo del povero Gesù Cristo e la cui influenza nefasta pesa come un macigno sui progressi dell'umanità intera e su quelli della povera Italia in particolare, che ha la disgrazia storica di ospitarlo e la colpa imperdonabile di continuare a blandirlo e tollerarlo.

Assolutamente inutile avere un Dio, se questi sono i suoi plenipotenziari.


Non mancano materiali e documenti musicali, letterari, cinematografici a sostegno di queste tesi anticlericali e di una scelta di fede (se proprio non possiamo farne a meno...), più onesta, radicale e coerente con i fondamentali insegnamenti cristiani e meno inquinata da blasfeme dottrine terrene, concepite con l'unico scopo di estendere un potere temporale, economico e politico, nonchè di irretire e influenzare il più possibile le menti dei poveri di spirito.



Per il vostro piacere, ve ne propongo alcuni.


 



  


martedì 12 febbraio 2013

Non è mai troppo tardi...

I miei pochi lettori non più giovanissimi ricorderanno certamente una famosa trasmissione didattica degli albori di mamma RAI: Non è mai troppo tardi. Un nebuloso e tremolante schermo in bianco e nero inquadrava il viso rassicurante del famoso maestro Manzi, che ogni giorno, dal 1960 al 1968, intratteneva, insegnando a leggere, scrivere e far di conto, centinaia di migliaia di adulti semianalfabeti che ancora popolavano l’Italia. Per allora, venivano utilizzate tecniche di insegnamento moderne, che oggi potremmo quasi definire “multimediali”, arricchite da filmati, supporti audio, disegni e illustrazioni. Il titolo della trasmissione, ottimista e beneaugurante, ricordo un po’ anacronistico di una lontanissima infanzia, mi serve da collegamento alle mie riflessioni letterarie di inizio anno.

Non è mai troppo tardi, quindi, per conoscere e apprezzare scrittori che, pur noti, non hanno mai stranamente fatto parte della mia lista di priorità. Tra questi, oggi voglio ricordare Jean-Claude Izzo.

Lo scrittore e giornalista marsigliese, morto prematuramente nel 2000, rappresenta una di quelle scoperte tardive, così soddisfacenti e gratificanti da farti subito dimenticare il rammarico per non averlo incontrato prima nel corso della tua lunga vita da lettore.
Schiettezza genuina e passione mediterranea trasudano dalle righe della sua famosa trilogia dedicata a Fabio Montale e alla sua città, Marsiglia (Casino totale, Chourmo e Solea). Le descrizioni dei vicoli della città vecchia, del porto, delle piazze, dei caratteristici locali dove assaporare un buon Pastis suggeriscono un amore profondo e radicato nel tempo per questi luoghi e per l'atmosfera multietnica che vi si respira, pur contaminata da mille olezzi spesso sgradevoli, comuni a tutti i grandi porti e le città di mare.
La rude morale pessimistica e disincantata del suo personaggio, Fabio Montale, figlio di immigrati italiani, poliziotto controcorrente ed emarginato a sua volta, e i suoi stretti rapporti con la gente comune, i piccoli delinquenti, i giovani emigrati, trasmettono una profonda umanità e una pietas quasi anacronistica, in netto contrasto con la crudeltà e la spietatezza dell'ambiente che lo circonda.
E nonostante tutto, ci troviamo di fronte a semplici romanzi cosiddetti Noir, trame gialle a tinte forti e fosche, cattivi molto cattivi e buoni poco di buono, poco raccomandabili già nell'aspetto e molto discutibili nel comportamento. Decisamente poco didascalici e iconografici, quasi una sorta di James Bond in versione Lino Banfi.



Per questo il Fabio Montale di Izzo è stato assimilato al Montalbano di Camilleri e al Charitos di Markaris. Uomini semplici più che sbirri, affacciati sul mediterraneo a diverse latitudini, ma accomunati dallo stesso afflato di umanitá e buoni sentimenti, duri e puri nel perseguire con onestà e coerenza il loro credo morale, più vittime che carnefici.

   


In fondo, proprio i poliziotti che vorremmo sempre vedere nella realtà e che vorremmo sempre incontrare nel momento del bisogno, ma che purtroppo esistono solo nella fantasia dei nostri scrittori preferiti.






sabato 26 gennaio 2013

CONTACT MUSIC my dream...

In alcuni recenti post ho accennato all'importanza sempre maggiore che riveste il connubio musica-web. Di giorno in giorno, mi rendo conto di quante possibilità offra il pianeta INTERNET, sia come potente mezzo di comunicazione di massa, purtroppo spesso anche in negativo, sia come terreno fertile per lo sviluppo di imprese e progetti creativi; non per niente divenuto per molti anche opportunità di lavoro e fonte di guadagno. 

In questi giorni ho la fortuna di assistere, praticamente in diretta, alla nascita di una nuova stimolante e ambiziosa iniziativa: il debutto del sito di CONTACT MUSIC (questo è il link diretto).

Come definito dagli stessi creatori, si tratta di un social/talent/network che si ripromette di dare visibilità a nuovi giovani artisti, musicisti, compositori, cantanti e anche parolieri, rendendo pubbliche e fruibili in streaming le loro opere, nonchè mettendoli in contatto, dopo opportuna selezione, con musicisti già affermati, case discografiche, produttori, editori, ecc.
Il tutto, finalmente e fortunatamente, restando al di fuori del famigerato circuito televisivo dei talent show e di tutte le baggianate del genere, che nulla hanno a che fare con l'ARTE della musica.

Come ho già avuto modo di dire, gironzolando per i siti internet specializzati, si possono incontrare fantastici musicisti, anche geniali nella loro varietà di proposte compositive, che sono lontani anni luce, artisticamente e qualitativamente, dai modelli di successo come ... ops! Non me ne viene in mente neppure uno!

Tutti i cultori della musica over 50 sanno bene che bruciare troppo le tappe, grazie a TV, pubblicità, Social network, bypassando troppo velocemente la classica e insostituibile gavetta, non può portare a prodotti di qualità destinati a durare nel tempo e nella memoria degli ascoltatori. 

Leggendo le biografie, che oramai impazzano, e le interviste dei vecchi dinosauri del rock internazionale o della canzone d'autore italiana, ci si rende conto di quanto sangue abbiano sputato sui piccoli palchi di mezzo mondo, nelle sale prove di periferia, correndo dietro a piccoli contratti capestro o addirittura in misere autoproduzioni, sbavando per un piccolo ruolo di supporter in concerti di grandi artisti. 
I giovanissimi musicisti e cantanti sparati fuori già con un contratto in mano dai disgustosi talent show televisivi non lasceranno mai tracce indelebili nella storia della musica.

Se non interpreto male, la filosofia di CONTACT MUSIC è proprio questa. Dare la possibilità a giovani musicisti di valore di farsi apprezzare e conoscere NONOSTANTE la TV e tutte le facili e allettanti scorciatoie (=trappole) del mercato musicale contemporaneo.