Due libri di recente lettura hanno riaperto vecchie ferite mai rimarginate.
Si tratta di “Memoriale del convento” di José Saramago e “La monaca” di Simonetta Agnello Hornby. Ambedue grandi affreschi storici, il primo nel Portogallo dominato dalla Santa Inquisizione di inizio Settecento; il secondo nel profondo meridione d’Italia la prima metà del 19° secolo.
Si tratta di “Memoriale del convento” di José Saramago e “La monaca” di Simonetta Agnello Hornby. Ambedue grandi affreschi storici, il primo nel Portogallo dominato dalla Santa Inquisizione di inizio Settecento; il secondo nel profondo meridione d’Italia la prima metà del 19° secolo.
Tutte le fedi religiose, senza distinzione, hanno in comune l’esigenza di sostituirsi alla mente e all’anima delle persone. Ricordate il vecchio film di fantascenza degli anni ’50 “L’invasione degli ultracorpi”?
Tutti i ben oliati meccanismi di indottrinamento, catechesi, rituali, dogmi, scadenze e suddivisione del tempo in funzione di celebrazioni e ricorrenze, tutti hanno come unico scopo sostituire il nostro libero pensiero con un percorso prestabilito che ingabbia la nostra mente e pretende di proteggerla da malefiche influenze esterne. I rituali, fondamentali, ci assorbono l’intera giornata senza lasciare spazio a demoniache ingerenze, pensieri impudichi, curiosità pericolose. Questo ci permette di delegare ad un essere trascendente, ma più spesso ai suoi ipocriti rappresentanti sulla terra, le nostre decisioni e le nostre scelte. Tutto è demandato alla volontà di Dio. Inshallah ! Bella scusa.
Trincerati dietro questa secolare ipocrisia, tutto è permesso. Un Pater Ave Gloria e ogni nefandezza si purifica in un soave pentimento. L’anima si ripulisce e possiamo guardare il mondo con occhi limpidi, senza macchia. E ricominciare da capo...
Ormai questo intreccio di autoindulgenza e complicità reciproca porta sempre più a spostare il nostro baricentro morale verso un sano opportunismo: di fronte a scelte critiche non ci chiediamo più se è giusto o sbagliato, ma solo se ci conviene o non ci conviene.
La protagonista del libro della Agnello Hornby si ribella a tutto questo. Riesce con la forza di volontà, la perseveranza e l’aiuto di una fede pulita e sincera, a sottrarsi a questo ingranaggio infernale che la vorrebbe sepolta viva in un convento e, seppure con sofferenza, a vivere la sua vita...
Quanti di noi, e mi rivolgo principalmente ai ferventi cattolici, sanno fare altrettanto?
Io le mie scelte le ho fatte da tempo e nonostante l’invecchiamento, le esperienze spesso negative e le ferite di eterne battaglie, non posso che esserne fiero. D’altronde, diceva Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le proprie idee, o non vale niente lui, o non valgono niente le sue idee.”.
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